DEDICATO A PEPPINO PRISCO
Giuseppe Prisco era nato a Milano il 10 dicembre 1921. Il padre era originario di Torre Annunziata (Na), mentre la madre era milanese doc. Era sposato con la signora Maria Irene, da cui aveva avuto due figli: Luigi Maria e Anna Maria. Laureato in Giurisprudenza nel 1944 e iscritto all'Albo degli Avvocati dal 10 maggio 1946. E' stato uno dei più noti penalisti, principe del Foro di Milano, per anni è stato presidente dell'Ordine degli Avvocati milanese. Alpino, durante la Seconda Guerra Mondiale aveva combattuto sul Fronte Russo come ufficiale della divisione Julia. Partecipò alla campagna di Russia: su 53 ufficiali fu uno dei tre superstiti. Medaglia d'argento al valore militare, dalla fine della guerra non si era mai perso una sola adunata delle "penne nere". Peppino ci ha lasciati il 12 dicembre 2001, due giorni dopo il suo ottantesimo compleanno.

Nell'oltre mezzo secolo di vita societaria, tra ricorsi vinti, la brillante e intelligente cultura e la frizzante ironia, è stato al fianco di cinque diversi presidenti: da Carlo Rinaldo Masseroni ("Guidava la società come un padre di famiglia, divenni segretario nonostante la sua diffidenza", ad Angelo Moratti ("Mi incaricò di fare il portavoce nei dopo-partita perché era stufo di pagare le multe di Herrera"), da Ivanoe Fraizzoli ("Un vero amico, in tribuna, avevamo i posti vicini, peccato non abbia avuto i trionfi che meritava") a Ernesto Pellegrini (" Mi onorava di considerarmi un fratello maggiore"). Fino a Massimo Moratti ("Lo considero l'erede legittimo alla presidenza").


Ricordiamo Peppino Prisco con alcune delle sue migliori battute.

La gioia più grande? Scontata. Il Milan in B. E per ben due volte: una... a pagamento e una... gratis. Sono dell'idea che una retrocessione cancelli almeno cinque scudetti conquistati e che la vittoria di una Mitropa Cup elimini i residui.

La vittoria più emozionante? Le tre coppe Uefa, la prima perdendo il ritorno a Roma per 1-0 e soffrendo terribilmente. Il giorno dopo mia figlia lesse sui giornali: "Aggredito Peppino Prisco". Arrivai a casa e quasi si stupi' che fossi vivo. In realta' mi avevano tirato un'asta di una bandiera, roba da nulla.

La speranza per il futuro? Vorrei che chi mi incontra per strada mi gridi in faccia: "Peppino campione d’Italia". Sogno lo scudetto. E, visto che ci sono, anche il Milan di nuovo in serie B. Cosi mi vendico anche di Teo Teocoli. Uno bravo che mi imita bene e con simpatica correttezza. Mi mette di buon umore. Giacca da camera a parte.

L'interista più simpatico? Giacinto Facchetti. Fece un gol al Napoli in mezzo alla nebbia e venne a cercarmi a bordo campo per abbracciarmi. Ci mise tre minuti per trovarmi.